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Farmacia Dr. Guerreschi Luigi

Farmacia Dr. Guerreschi Luigi

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I consigli del farmacista

ALIMENTAZIONE E ALLATTAMENTO

 Durante l’allattamento, un’alimentazione corretta ed equilibrata è fondamentale sia come garanzia di una composizione ottimale del latte, sia per soddisfare l’aumentato fabbisogno nutrizionale della neo-mamma; allattare infatti è un impegno faticoso ed energicamente dispendioso per l’organismo femminile ed è più che sufficiente per smaltire i chili in eccesso (il fatto che dopo il parto il peso sia superiore di almeno 3-4 Kg al peso precedente alla gravidanza, non deve rappresentare un problema e non deve indurre a voler seguire diete dimagranti durante questo delicato periodo): si è calcolato infatti che, in media, una donna che allatta produce 700-800 ml di latte al giorno che corrispondono a un costo energetico di circa 500 calorie, in parte prodotte dalla scorta di grassi, in parte dalla dieta adottata.L’alimentazione deve fondamentalmente rispecchiare quindi un normale regime alimentare equilibrato:• Proteine: la componente proteica influenza la quantità di latte prodotta, mentre non ne modifica la qualità (dovrà essere presente in una quantità di circa 17 grammi maggiore rispetto al fabbisogno di  quando non si allatta: quantitativo fornito da 50 gr di grana, ad esempio).• Carboidrati: gli zuccheri semplici incrementano notevolmente l’apporto calorico senza influenzare né la qualità né la quantità del latte prodotto e per questo bisogna limitare i dolci. Via libera invece a carboidrati complessi (pane, pasta, riso).• Grassi: la componente lipidica del latte è notevolmente influenzata dall’alimentazione materna; in particolare gli olii vegetali (oliva, mais, girasole), rappresentano una preziosa fonte di acidi grassi essenziali ( che devono essere necessariamente assunti con la dieta poiché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli); anche il pesce rappresenta un ottimo alimento perché è in grado di fornire una buona integrazione di acidi grassi omega3, importanti per lo sviluppo delle funzioni nervose del cervello del piccolo.• Le vitamine devono rappresentare una presenza costante e indispensabile nell’alimentazione della mamma: si raccomanda di consumare verdura e frutta fresche.• Poiché l’allattamento provoca una perdita giornaliera di calcio, risulta indispensabile soddisfare l’aumentato fabbisogno giornaliero (circa 1200 mg) integrando la dieta con latte, yogurt o formaggi.• Acqua: la produzione di latte materno incrementa il fabbisogno di acqua: è preferibile un’acqua oligominerale non gasata a basso contenuto di sodio; è inoltre consigliabile verificare che la concentrazione di nitrati non sia superiore a 10 mg/l.Alcuni alimenti, tuttavia, sono da evitare per la possibilità di alterare il sapore del latte; altri, invece, andrebbero consumati con moderazione per la capacità, in elevati quantitativi, di provocare qualche disturbo nel lattante.

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PREVENZIONE OSTEOPOROSI CON IL CIBO

L’osteoporosi è una malattia che colpisce lo scheletro, in cui le ossa perdono resistenza e spessore, diventando più fragili, e in cui la densità minerale ossea diminuisce; aumenta così il rischio di fratture e compressione vertebrale.I fattori che aumentano il rischio di sviluppare osteoporosi sono: sesso femminile, eccessiva magrezza o gracilità, età, sedentarietà, livelli di testosterone bassi (per gli uomini), fumo, alcool e scorrette abitudini alimentari.Sono 2 i fattori che svolgono un’importante ruolo in questa patologia:1. L’alimentazione:• Un’alimentazione ricca di calcio, vitamina D e fosforo durante l’adolescenza è importante per costruire ossa  solide; fin dagli anni giovanili bisognerebbe impostare un’alimentazione non troppo ricca di proteine animali.• Sia per l’adulto (anziani e donne in menopausa) che per il soggetto in fase di crescita è importante introdurre calcio in quantità adeguata con alimenti che ne sono ricchi: latte e derivati, frutta secca, verdure verdi, pane e cerali integrali (il miglio è il migliore per fissare il calcio nelle ossa) limone (aiuta a fissare il calcio), semi (in particolare quello di sesamo).• Utili anche le alghe; tra le bevande è da preferire il tè bancha, per l’elevato contenuto di calcio; • Per le donne in menopausa si consiglia la soia e derivati (farina e latte di soia, tofu), che grazie al ricco contenuto di fitoestrogeni è molto utile per l’irrobustimento del tessuto osseo.• Evitare proteine di origine animale (ricche di fosforo, che ostacola la fissazione del calcio nelle ossa), pomodori, patate, aceto di vino, caffè, alcool, zucchero raffinato (tutti alimenti che richiamano calcio dalle ossa).2.   Esercizio fisico:• Durante l’età dello sviluppo, contribuisce a costruire massa e densità ossea.• In età adulta, praticare ginnastica in forma dolce è fondamentale per stimolare la fissazione del calcio nelle ossa; molto utili le passeggiate, lo jogging, l’aerobica e il ballo.Nutraceutici  utili in caso di osteoporosi:integratori a base di calcio, vitamina D, zinco, rame, boro e selenio;  alghe, omega3 e omega6 (importanti per il rinnovo delle ossa), erba medica, olio di fegato di merluzzo.Nutraceutici utili in caso di menopausa: integratori a base di isoflavoni di soia, manganese, rame, zinco, magnesio.

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POLLINOSI E PREVENZIONE CROSS-REATTIVITÀ

Le allergie possono essere provocate da fattori alimentari o ambientali.Nel primo caso gli alimenti più coinvolti sono: frumento, grano, latte e prodotti caseari, albume, pomodori, soia, arachidi, cioccolato, crostacei, coloranti e additivi alimentari. Nel secondo caso le sostanze più coinvolte sono: pollini di varie piante, polvere, acari, muffe, fumo, profumi, detersivi, tessuti e metalli. La pollinosi è una forma di allergia che colpisce l’apparato respiratorio (rinite allergica, congiuntivite, asma bronchiale), provoca orticaria, febbre e talvolta disturbi gastrointestinali e a carico delle articolazioni. E’ strettamente legata alle stagioni di fioritura delle piante che producono il polline, che, per opera del vento e degli insetti, si diffonde nell’aria che respiriamo in concentrazioni variabili, scatenando il fenomeno allergico nei soggetti sensibili.Talora può manifestarsi anche la sindrome orale allergica (SOA), caratterizzata da un’allergia simultanea a diversi pollini e ad alimenti vegetali (cross-reattività tra polline e alimenti). Essa causa sintomi orali immediati nei punti di contatto con l’alimento (prurito, bruciore al palato, alla lingua, alle labbra, senso di costrizione alla faringe, disturbi della deglutizione) e sintomi extraorali dopo 15/60 minuti dall’assunzione dell’alimento (sintomi gastrointestinali, angioedema, asma e in casi rari shock anafilattico). La reattività crociata è causata da panallergeni cioè proteine immutate nel corso dell’evoluzione e comuni a polline e alimenti vegetali. Per limitare le manifestazioni da pollinosi è consigliabile: evitare viaggi con i finestrini abbassati e utilizzare il casco integrale in moto; tenere in casa solo piante con fiori decorativi e togliere i tappeti; evitare attività fisica tra le 10 e le 16 quando la concentrazione del polline nell’aria è più alta; fare frequenti docce e cambi d’abito; servirsi di condizionatori e climatizzatori che grazie ai filtri trattengono i pollini. Occorre infine considerare che, nelle città, l’azione di agenti inquinanti e sensibilizzanti aggrava l’azione dei pollini; è benefico soggiornare al mare dove la brezza diminuisce la presenza di polline nell’aria, mentre per gli allergici alla parietaria, diffusa lungo le coste, si consiglia la  montagna. Alcuni esempi  di fitoterapici che pare limitino le manifestazioni della pollinosi: ribex nigrum (antinfiammatorio e antiallergico), estratto secco di adatoda vasica (produce una leggera  broncodilatazione), l’oligoelemento manganese, piantaggine in compresse ( per asma, tosse, laringite, raffreddore da fieno e sinusite).Alcuni esempi di nutraceutici che possono limitare le manifestazioni  della pollinosi: uova di coturnice (stimolano la produzione di anticorpi ed esercitano attività antistaminica), semi e foglie di Prilla, polline decorticato (se consumato con regolarità un mese prima delle pollinosi, può dare sollievo alla sintomatologia allergica), omogenato di uova di quaglia (presente in integratori associato anche allo zinco), colostro bovino in polvere (per le manifestazioni gastro-intestinali legate alla cross-reattività).

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MENOPAUSA E ALIMENTAZIONE

La menopausa è una situazione fisiologica che s’instaura solitamente attorno ai 50 anni di vita, dovuta ad importanti mutamenti ormonali, conseguenti alla cessazione delle funzioni ovariche, in particolare alla diminuita secrezione di ormoni estrogeni. Questi mutamenti portano alla scomparsa del ciclo mestruale e alla comparsa di disturbi come: irritabilità, ansia, insonnia, stanchezza, cefalea, aumento della sudorazione, vampate, aumento di peso, alterazioni a livello di cute e capelli, varici, emorroidi, osteoporosi (dovuta alla diminuzione della densità ossea), ecc. Per ridurre al minimo questi effetti sono utili alcuni accorgimenti già a partire dagli anni precedenti la menopausa:•  Aumentare l’attività fisica moderata per migliorare la circolazione e tollerare meglio gli    sbalzi di temperatura;• Limitare lo zucchero bianco, i dolci, gli alcolici, thè, caffè, zuppe calde in quanto aumentano le vampate di calore; • Diminuire il consumo di grassi animali e sale;• Consumare regolarmente frutta, verdura e cereali integrali per prevenire le carenze di minerali, come il calcio, e per favorire la peristalsi intestinale; tra i cereali è particolarmente consigliato l’orzo, che, contenendo fitormoni ad attività estrogenica, aiuta a ridurre le vampate;• Aumentare l’apporto di calcio attraverso il consumo di mandorle, legumi, soia, verdure a foglia verde ed acqua ricca di calcio; sono utili i latticini ma, essendo alimenti acidificanti, occorre associare l’introito di cibi alcalinizzanti (frutta e verdura) per evitare di demineralizzare l’organismo;• E’importante aumentare l’apporto di vit D  per favorire l’assimilazione del calcio, attraverso il consumo di salmone, aringa, sgombro, sardine, olio di fegato di merluzzo, uova (la vit D è prodotta dalla pelle che la sintetizza grazie all’azione della luce solare; la quantità necessaria al nostro organismo viene prodotta dopo un’esposizione di 15 minuti alla luce del sole; se tuttavia la sintesi endogena risultasse insufficiente, può essere assunta attraverso gli alimenti);• Aumentare l’apporto di fitormoni (per contrastare gli effetti della carenza di estrogeni attraverso il consumo di legumi, ad es. soia, fagiolini, ecc..).       Tra i fitormoni i più interessanti sono i FITOESTROGENI, la cui azione è paragonabile agli estrogeni umani:-  in particolare regolano le funzioni ormonali senza gli effetti collaterali  degli ormoni di sintesi;- sono attivati dalla flora batterica intestinale e il loro assorbimento è favorito dalla contemporanea assunzione di cereali integrali e di fermenti lattici;- i componenti noti, da un punto di vista chimico, dei fitoestrogeni sono: gli isoflavoni, i lignami, i lattoni dell’acido resorcilico e i comestoni.o gli isoflavoni si trovano nei semi della soia e nei legumi; i comestoni si trovano nei germogli (in particolare nei fagioli), nei cavolini di bruxelles, nel trifoglio, nei semi di girasole; i lignami si trovano nel frumento, nel riso, nella crusca, nel succo di mirtillo,  nel mirtillo nero, nei frutti di bosco e nella pappa reale.La soia, meglio se biologica e non OGM, è uno degli alimenti  più efficaci per limitare i sintomi legati alla menopausa, essendo ricca di amminoacidi essenziali, omega3 e omega 6, utili nella prevenzione delle patologie cardiovascolari e dell’ipercolesterolemia, calcio, fosforo, potassio e magnesio; la soia la troviamo sotto forma di vari alimenti: latte, yogurt,    formaggio (tofu), salse di soia, pane, dolci e gelati.Ricordiamo i fattori che accelerano l’insorgenza della menopausa come il tabagismo, il sottopeso (anoressia), un’alimentazione squilibrata nelle calorie e nella composizione quali-quantitativa, l’isterectomia. I fitoterapici utilizzati per limitare e prevenire le sintomatologie legate alla menopausa sono:1. integratori di ISOFLAVONI DI SOIA o DI TRIFOGLIO: grazie all’azione estrogeno-simile, utili nel ridurre gran parte dei disturbi legati alla menopausa: fenomeni di labilità cardiovascolare (vampate, sudorazioni, palpitazioni), nervosismo, irritabilità, progressiva atrofia dei tessuti genitali, invecchiamento della pelle; 2. integratori mirati, in base al disturbo prevalente:• Ansia: valeriana, passiflora, escolzia, magnolia (svolge attività tranquillanti e rasserenanti, in quanto grazie al suo principio attivo honokiolo modula i recettori GABA-A del sistema limbico cerebrale, centro delle emozioni e dei sentimenti; utile anche per irritabilità, insonnia, instabilità di umore: è un adattogeno), magnesio (oltre a rafforzare il calcio nella mineralizzazione delle ossa, combatte ansia e depressione, crampi muscolari,  affaticabilità e senso di stanchezza fisica; ha anche azione preventiva nelle forme di eccitazione cardiaca da stress),  verbena, tiglio, soia, camomilla, biancospino, vit. B6, angelica, ecc.• Depressione: ginko biloba, pappa reale, ginseng, iperico, magnolia, magnesio• Affaticamento: eleuterococco, genziana, magnesio;• Vampate: cimicifuga racemosa, agnocasto, luppolo, vit E.• Osteoporosi: calcio, vitamina D3 in compresse (favorisce l’assorbimento intestinale del calcio e la sua fissazione nelle ossa), olio di fegato di merluzzo (vit D).• Atrofia della mucosa vaginale: salvia, luppolo, olio di borraggine, soia, lecitina e spirulina • Cistite: uva ursina, uncaria, succo di mirtillo, propoli• Leucorrea: calendula, uncaria, propoli• Dolori osteoarticolari: equiseto, betulla, ribex nigrum• Varici ed emorroidi: pungitopo, vite rossa, centella asiatica; è utile il movimento regolare (passeggiata, cyclette ecc ).3. LACTOBACILLUS SPOROGENES (bacillus coagulans): un fermento lattico probiotico che, oltre a stimolare le difese immunitarie a livello intestinale, scinde il legame glucosidico dei fitoestrogeni di soia, liberandone Genisteina e Daidzeina, facilitandone l’assorbimento; inoltre contrasta la crescita e la colonizzazione intestinale di germi patogeni (Candida albicans, le Salmonelle,ecc…)

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ATTIVITA’ ANTIRADICALICA DEI CIBI

I radicali liberi (molecole instabili e altamente reattive con un solo elettrone anziché due) sono “scarti”, che si formano nelle cellule quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione), ossia sono composti da ossigeno che si lega ad altri elementi; per esempio, quando respiriamo, introduciamo ossigeno, del quale il 95% circa viene utilizzato dalle cellule per produrre energia,  mentre la parte rimanente dà origine ai radicali liberi. I radicali liberi sono la causa della maggior parte delle patologie e dell’invecchiamento degli esseri viventi. Oltre che per abitudini alimentari scorrette i radicali liberi si formano in seguito a disfunzioni e stati patologici: ischemia dei tessuti, esposizione a gas inquinanti e sostanze tossiche, radiazioni ionizzanti e solari, fumo di sigaretta, stress psico-fisico, eccesso di alcool, attività fisica esagerata. L’organismo di una persona sana però è attrezzato per fare fronte alla presenza di questi radicali liberi difendendosi con un proprio sistema anti-radicali, che si chiama sistema antiossidante; a volte però non è sufficiente a far fronte al quantitativo di radicali liberi prodotto, e per questo è fondamentale avere un’alimentazione ricca di sostanze “anti-ossidanti” (gli agenti antiossidanti hanno la funzione di riportare l’equilibrio chimico fornendo ai radicali liberi gli elettroni mancanti):polifenoli: (es. quercetina, epicatechina, flavonoidi, antocianine, anticianidine) sono pigmenti vegetali presenti specialmente in frutta e verdura colorata, polline e derivati, fiori (di zucchina, zucca..); Vit C: si trova in peperoncino rosso, prezzemolo, peperoni, spinaci, pomodori, carote, agrumi, mirtilli, fragole, banane. Fabbisogno adulti: circa 60 mg/giorno; Vit E: si trova in carne, latte e derivati, burro, olio di germe di grano, di arachidi, di girasole, di germe di mais, olio d’oliva, riso e pane integrali, noci, frutti oleosi, insalata e piselli. Fabbisogno: 10 mg/giorno;Carotenoidi e vit A (retinolo): i carotenoidi (betacarotene, licopene, luteina), precursori della vit A, sono pigmenti di colore rosso, arancio e giallo presenti in frutta e verdura. Si trovano in olio di fegato di merluzzo, fegato di vitello, tuorlo d’uovo, latticini, carote, spinaci, vegetali giallo-arancio. Fabbisogno retinolo: 700 mcg al giorno nell’adulto;Selenio: si trova in pesci, molluschi, carni, frattaglie, latte e derivati, lievito di birra, riso, germe di grano, noci, funghi, frutta e verdura in genere. Fabbisogno: 55mcg/giorno;Rame: si trova in carni, noci, cereali, legumi e pane integrale. Fabbisogno: circa 2/3 mg/giorno;Zinco: si trova in carni, uova, formaggi magri, olio di pesce, molluschi, germe di grano, cereali, legumi, noci e frutti con guscio. Fabbisogno adulti: 55mg/giorno;Glutatione: è una proteina prodotta nel fegato, composta da tre amminoacidi: cisteina, acido glutammico e glicina;Coenzima Q10: è del gruppo degli ubichinoni. Si trova in carne, pesce, cereali, noci, soia e vegetali in genere. La sua naturale produzione diminuisce con l’invecchiamento. Fabbisogno: circa  5 mg/giorno, crescente dopo i 35/40 anni;Melatonina: si trova in riso, avena, mais, pomodori, latte bovino appena munto, zenzero, prezzemolo e cibi con triptofano. Ha un forte potere antiossidante. Alcuni nutraceutici per prevenire l’invecchiamento: acerola, rosa canina, vit A+C+E+selenio, ginko biloba, panax ginseng, acido alfa-lipoico, zenzero, acido folico, spirulina, papaia fermentata; succo d’uva, di mirtilli, di barbabietola, di prugna, di melograno, di carota, succo ACE, tè verde, tè rosso, lievito di birra, olio di germe di grano; L’ORAC (oxygen radical absorbance capacity), è l’unità di  misura degli antiradicali liberi e indica il potere antiossidante dei vegetali

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CALDO E ALIMENTAZIONE

Durante l’estate, quando il caldo si fa sentire, è fondamentale alimentarsi in modo appropriato e corretto per conservare un buono stato di salute1.  Innanzitutto è indispensabile introdurre molti liquidi, in particolare acqua naturale (meglio prediligere quelle con una elevata concentrazione di magnesio), per contrastare la perdita di acqua e di sali minerali dovuta all’abbondante sudorazione, evitando bibite gasate o molto zuccherate ed evitando bevande molto fredde. Attenzione alle persone anziane, che sentendo meno lo stimolo della sete, rischiano più facilmente la disidratazione; inoltre la mancanza di una congrua assunzione di liquidi porta a una maggiore viscosità del sangue con conseguente aumento delle resistenze e fatica per il cuore; 2. Occorre limitare i cibi che necessitano una digestione lunga e laboriosa, dato che con il caldo anche i processi digestivi sono meno efficienti: grassi, fritti, carni e insaccati, formaggi stagionati, condimenti troppo elaborati;3. E’ consigliato condire la pasta e il riso con pomodoro fresco o comunque verdure con un cucchiaino di olio extravergine di oliva;4. Limitare alcolici, che aumentano la sudorazione e la sensazione di calore, e il caffè. Limitare alimenti troppo zuccherini, poiché provocano un’innalzamento dell’insulina nel sangue, responsabile di un repentino abbassamento della glicemia con conseguente sensazione di spossatezza;5. Dare la preferenza al pesce (non fritto) per l’alta digeribilità e il minor apporto calorico;6. Consumare in gran quantità frutta e verdura, che contengono molti liquidi e sono ricchissimi di sali minerali e di vitamine; sono consigliati quelli di gusto amarognolo (cicoria, radicchio, rucola, agrumi) poiché rinfrescanti;7. Un alleato anticaldo in cucina è il peperoncino: mangiare peperoncino in estate favorisce la traspirazione grazie alla sua azione vasodilatatoria, facendo così diminuire la temperatura corporea. Pare abbia anche una leggera azione antibiotica: contrastando la crescita batterica, che è più intensa nei climi caldi, permette una migliore conservazione dei cibi. Ha un’azione disinfettante anche a livello gastrointestinale, agendo come antifermentativo e antiputrefattivo, e favorisce la digestione per un’incremento dell’afflusso sanguigno a livello dell’apparato digerente; 8. Inoltre occorre sempre ricordare che con il clima caldo aumentano i rischi di contaminazione degli alimenti da parte di microrganismi patogeni, per cui sarebbe consigliato non consumare pesci e frutti di mare crudi o poco cotti e dolci con panne e/o creme; Nutraceutici che possono aiutare nel periodo caldo: integratori salini a base di potassio e magnesio, salvia in compresse (limita la sudorazione eccessiva), infusi di karkadè (la bevanda è rinfrescante e dissetante, dal sapore acidulo e non contiene sostanze eccitanti, ha un alto contenuto di antiossidanti e di tannini e possiede leggere proprietà diuretiche, digestive e vasoprotettive), menta e tè alla menta fresca; utili anche gli integratori a base di vasoprotettori (mirtillo, ricco di antocianosidi, vite rossa, ricca di flavonoidi), succo di mirtillo concentrato (mezzo bicchiere tutte le mattine prima di fare colazione), che favoriscono il rafforzamento delle pareti delle vene, offrendo un aiuto per migliorare il trofismo del microcircolo e dando quindi sollievo in caso di gonfiore alle gambe, senso di spossatezza e di indolenzimento

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TERAPIA ANTICOAGULANTE E ALIMENTI

Gli anticoagulanti orali o dicumarolici riducono la possibilità di formazione dei trombi, bloccando l’azione della vitamina k, che attiva i mediatori che intervengono nella formazione del coagulo.Ai soggetti in terapia con anticoagulanti si raccomanda la limitazione dei seguenti alimenti:• Verze e prezzemolo (da evitare o assumere in quantità particolarmente modesta);• broccoli, cavoletti, cavolo cappuccio, spinaci, radicchio, cime di rapa, germogli, lattuga (evitare quantità superiori ai 100 gr per volta);• asparagi, piselli, lenticchie, semi di soia, pomodori, finocchi, maionese (si consiglia di assumerne con moderazione);N.B.: la cottura del finocchio e del pomodoro diminuisce significativamente il loro contenuto di vit k, diminuendone l’azione di contrasto agli anticoagulanti orali;• tra gli alimenti di origine animale ricchi di vit k (e quindi da limitare) spicca il fegato;• tra i cereali sono da limitare quelli integrali;• tra le bevande interferiscono negativamente con l’efficacia dei farmaci assunti: alcoolici, caffè, cola, ginger, the verde e succo di mirtillo.Altre raccomandazioni:• E’ importante assumere il farmaco anticoagulante a stomaco vuoto e lontano dai pasti, in quanto l’interferenza di alcune sostanze contenute negli alimenti può produrre “alti e bassi” sull’effetto del farmaco. Variazioni della dieta e/o l’assunzione di integratori, fitoterapici (glucosammina, ginkobiloba, ginseng, coenzima Q10, olio di pesce, the verde, ananas, semi di lino, iperico) e farmaci senza obbligo di prescrizione vanno considerati dopo consultazione medica.• Non esistono limitazioni alla possibilità di viaggiare: occorre però limitare le modificazioni delle abitudini alimentari; qualora ciò non fosse possibile, si consiglia -previo  parere   del medico- di effettuare controlli più frequenti del INR (attività protrombinica).• E’ consigliabile evitare sport che possono esporre a rischi di traumi importanti,  quali ad esempio lo sci di discesa, la boxe, ecc …• Le donne che allattano solitamente possono continuare la terapia anticoagulante.• Si consiglia di avvisare il medico in caso di urine scure o rossastre, feci nerastre, comparsa di disturbi di stomaco non presenti in precedenza, in caso di mestruazioni più  abbondanti del solito, di estrazioni dentarie o esami endoscopici e quando compaiono epistassi, sanguinamenti gengivali e lividi spontanei.• È bene tenere presente che alcuni farmaci (acquistabili anche senza ricetta) interagiscono negativamente con l’anticoagulante orale ad esempio: acido acetilsalicilico, ketoprofene, fenilbutazone, piroxicam, ibuprofene, naprossene, anche sotto forma di creme o cerotti. Anche per l’uso del paracetamolo è sempre bene chiedere consiglio al medico.

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PREVENZIONE CEFALEA ED EMICRANIA

PREVENZIONE  CEFALEA ED EMICRANIAE STILI DI VITACefalea ed emicrania sono i tipi più comuni di mal di testa, che colpiscono senza distinzione uomini e donne.1. CEFALEA:  è caratterizzata da un dolore stabile, costante, sordo, che inizia sul retro della testa o sulla fronte e si estende a tutta la testa, dando una sensazione di pressione; è solitamente causata dalla tensione dei muscoli della faccia, del collo, della testa o delle spalle come conseguenza di stress o cattive posizioni; il rilassamento dei muscoli di solito provoca sollievo immediato.2.    EMICRANIA: è un mal di testa di tipo vascolare, caratterizzato da un dolore pulsante o martellante acuto; in genere si localizza su un solo lato della testa; benché alcune emicranie sopraggiungano senza preavviso, molte persone che ne soffrono hanno dei sintomi premonitori o “auree”(che durano pochi minuti e si accompagnano ad offuscamento della vista, apparizione di punti luminosi, ansia, stanchezza, pensiero confuso, indolenzimento) prima che inizi il dolore.                                                                                                           Alcuni dei fattori più comuni che scatenano l’emicrania sono: alimentazione (è meglio affrontare questo problema a livello preventivo, rivedendo il proprio regime alimentare e individuando i cibi o le combinazioni che ne possono favorire l’insorgenza), stress (causa la liberazione di sostanze chimiche che provocano instabilità dei vasi sanguigni), cambiamenti ormonali , cambiamenti meteorologici.ESISTONO IN ALCUNI CIBI SOSTANZE che, in soggetti predisposti, concorrono a scatenare il mal di testa, dato che causano la dilatazione dei vasi sanguigni:• tiramina: vino rosso, birre ad elevata gradazione alcolica, formaggi stagionati, cioccolato, conserve di pesce, banane, spinaci, pomodori, cavolo, estratto di lievito;• glutammato monosodico (sindrome da ristorante cinese): dadi da brodo, salsa di soia, zuppe liofilizzate;• istamina: pesci, pomodori, uova, birra, vini, salumi;• metilxantine (caffeina, teofillina, teobromina): caffè, tè, cacao. RECENTI RICERCHE HANNO EVIDENZIATO IL RUOLO DELLE INTOLLERANZE in molti casi di mal di testa; gli alimenti che più frequentemente causano questo disturbo sono: latte vaccino e derivati (60% dei casi), frumento (soprattutto il glutine), cioccolato, uova, agrumi, pomodori, cibi preparati con additivi alimentari, soprattutto prodotti vegetali e animali conservati, e a volte il pesce; Diversi studi hanno dimostrato che la rimozione dei cibi allergizzanti eliminano o riducono considerevolmente i sintomi del mal di testa nella maggioranza dei pazienti.A volte il mal di testa è causato DALL’ASSOCIAZIONE DI ALCUNI ALIMENTI ,soprattutto i formaggi col vino rosso; il vino rosso inoltre, più di quello bianco, causa mal di testa perché contiene livelli più elevati di fenoli e 20-200 volte la quantità di istamina.In soggetti predisposti, è importante il TEMPO DI COTTURA: la cottura migliore è quella a vapore e in forno a microonde; sono sconsigliate le cotture in forno elettrico, alla brace, al calore umido e soprattutto nei grassi, a causa della formazione di  perossidi; si può limitare questo processo usando olio extra vergine di oliva che contiene elevate quantità di vit E, potente molecola antiradicali liberi. E’ bene evitare i cibi con ELEVATO TEMPO DI PERMANENZA NELLO STOMACO: bistecca arrosto, lepre arrosto, caviale, anitra arrosto, legumi stufati. E’ bene evitare i cibi grassi. In questo caso nutraceutici utili sono: caramelle o tisane “digestive” a base di Genziana, Rabarbaro, Boldo dopo i pasti; carciofo, tarassaco e altre erbe amare (presenti in commercio come “amari” o “tonici digestivi”) da assumere durante o dopo i pasti. Si consiglia inoltre di mangiare in modo da PREVENIRE L’IPOGLICEMIA,per stabilizzare i vasi sanguigni (mangiare regolarmente facendo piccoli spuntini tra i pasti; evitare zucchero e carboidrati raffinati, privilegiando cereali integrali, legumi, frutta e verdura). Infine, è importante non dimenticare di REGOLARIZZARE L’INTESTINO, il cui malfunzionamento potrebbe essere la causa di mal di tasta ricorrenti. In questo caso nutraceutici utili sono: mela (alimento depurativo, diuretico e lassativo) e carciofo.ALTRI NUTRACEUTICI  utili sono: melissa (per mal di testa da ansia e stress), magnesio, artiglio del diavolo (antidolorifico), salice rosso (aspirina naturale), eleuterococco (antistress ed adattogeno), manganese (contenuto in cereali integrali, tuorlo d’uovo e vegetali verdi), partenio (antidolorifico), ginko (soprattutto per emicrania; utile per la circolazione cerebrale), olio di germe di grano (adattogeno).                         

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PREVENZIONE MICOSI

Le micosi sono malattie causate da funghi patogeni microscopici, chiamati miceti, che generalmente infettano i tessuti superficiali (cute, peli, unghie) e le mucose, cioè le superfici interne di organi (per esempio la bocca).La maggior parte delle micosi viene trasmessa all’uomo dall’ambiente esterno, per contatto diretto con animali malati o per contatto indiretto con materiali infetti (biancheria, indumenti, strumenti professionali).  Questi microrganismi, invisibili ad occhio nudo, si annidano con più frequenza nelle regioni del nostro corpo caratterizzate da un’elevata umidità cutanea e da un’abbondante sudorazione (ascelle, regioni peringuinali, spazi interdigitali delle mani e dei piedi e il cuoio capelluto).Esistono vari tipi di infezioni micotiche che si differenziano per localizzazione e tipologia: 1. Tra le micosi più frequenti rientrano le cosiddette TINEE:• TINEA CORPORIS, caratterizzata dalla comparsa di lesioni circolari eritematose, squamose e pruriginose sulle braccia, sulle gambe e sul volto;• TINEA CRUCIS, che si manifesta con lesioni molto simili a quelle della tinea corporis ma che colpisce la regione inguinale;• TINEA CAPITIS, che colpisce il cuoio capelluto e causa la comparsa di         zone infiammate, squamose e prive di capelli;• TINEA PEDIS e TINEA MANUM, in cui i miceti si localizzano       prevalentemente a livello degli spazi interdigitali rispettivamente dei   piedi (“piede d’atleta”) e delle mani, causando desquamazione,     infiammazione, formazione di vescicole e prurito;• TINEA UNGUIUM (onicomicosi), in cui vengono interessate le unghie, che possono ispessirsi e cambiare colore, ma anche diventare fragili e friabili distaccandosi progressivamente dal letto ungueale.2.      Un’altra comune affezione micotica è la CANDIDOSI, infezione dovuta a una crescita eccessiva nel tratto gastrointestinale della Candida Albicans, un fungo benigno, che può interessare la mucosa orale (“mughetto”), la mucosa vaginale, gli spazi interdigitali o le unghie (onicomicosi). Le cause possono essere dovute a :• contatto con agenti infettivi (i miceti prediligono il clima caldo e umido e i ristagni d’acqua, per cui è bene evitare i bordi delle piscine, le saune e le docce; si consiglia inoltre un’igiene accurata con detergenti contenenti acido undecilenico, acido lattico, zolfo e triclosan);•  terapie farmacologiche come antibiotici e cortisonici;•  indebolimento del sistema immunitario (è utile quindi adottare un’alimentazione comprendente cibi che lo potenziano, come i “fantastici otto”: cavoli e cavolfiori, verdure amare –catalogna, radicchio, cicoria, ortica- , cereali integrali, frutta, spezie, pomodori e peperoni, legumi, aglio e cipolla);•  alimentazione squilibrata;• lo stress prolungato (è bene mantenere uno stile di vita il più naturale possibile, facendo passeggiate all’aria aperta  e privilegiando acque alcaline, come quella di rubinetto, dato che i funghi prediligono la pelle acida);•  alterazione funzionalità epatica; carenza di vitamine e sali minerali; aumentata esposizione agli estrogeni (es. pillola  anticoncezionale).DAL PUNTO DI VISTA ALIMENTARE:• evitare zuccheri raffinati (saccarosio, fruttosio, succhi di frutta commerciali, miele), latte e latticini (ma soprattutto i formaggi fermentati, tipo gorgonzola e roquefort), l’alcool (ricco di zuccheri e lieviti), i funghi, i cibi grassi, gli insaccati e i fritti; moderare la carne;• i prodotti a base di farina raffinata (pasta raffinata, riso raffinato, dolci, pane bianco, alimenti lievitati in genere) vanno evitati e sostituiti con cereali integrali, da consumare con moderazione;• bere molta acqua , almeno 1,5 litri al giorno;• gli alimenti che si possono mangiare liberamente sono le verdure, le fonti di proteine (legumi, pesce, pollame) e i cereali integrali. Anche 100 grammi dei seguenti frutti, poveri di zuccheri, possono essere mangiati ogni giorno: mele, mirtilli e altri frutti di bosco, ciliegie, pere.• Un cibo utile per la candidosi è l’aglio, grazie alla sua attività antifungina.ESEMPI DI NUTRACEUTICI:• Origano, olio di timo, acido laurico, lactobacillus acidophilus, bifido bacterium, probiotici in genere e prebiotici (supplementi nutrizionali che aiutano a tenere sotto controllo la crescita eccessiva del lievito e che favoriscono una flora batterica salutare);• Gomma di guar, semi di psillo o pectina (fibre solubili che si legano alle tossine nell’intestino, promovendone l’escrezione);• Astragalo, ginseng siberiano e funghi medicinali (shiitake, maitake e reishi), che migliorano la funzione immunitaria;• Aglio (antifungino), succo di aloe, succo ace, vitamina B6 e B12, substrati non digeribili (fruttooligosaccaridi, inuline, isomaltooligosaccaridi, lattitolo, lattulosio, lattosaccarosio, pirodestrine, oligosaccaridi della soia, ecc); i più usati sono i fruttooligosaccaridi (FOS), presenti in cipolle, carciofi, pomodori e barbabietole e i galattooligosaccaridi (GOS), ottenuti per lo più per sintesi.

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PREVENZIONE GOTTA

La gotta è una malattia cronica su base ereditaria caratterizzata da un elevato tasso di acido urico nel sangue (iperuricemia). Si considera iperuricemico il soggetto che, dopo cinque giorni di dieta ipopurinica e senza assunzione di farmaci che influiscono sulla uricemia (vit C, vit PP, salicilici, diuretici) presenta valori di acido urico superiori a 7 mg/dl se uomo e 6,5mg/dl se donna. Superati i 9 mg il rischio gotta diventa elevato e li medico può somministrare farmaci ipouricemizzanti. L’iperuricemico sintetizza più purine del necessario e non riesce a smaltirle con sufficiente velocità. L’accumulo di acido urico in sede articolare può scatenare dolori ed  infiammazioni acute.Per prevenire questa patologia è opportuno praticare esercizio fisico, mantenere un peso forma e adottare un regime dietetico equilibrato (evitare abbuffate ed eccessi che causano un rallentato smaltimento dell’acido urico).La dieta ideale per chi soffre di iperuricemia deve essere priva degli alimenti più ricchi in purine, priva di alcolici e bevande gassate, limitare i grassi e il fruttosio (presente nei dolci e nella frutta zuccherina come cachi, fichi,uva e banane), ridurre alimenti acidificanti (latte, succhi di frutta, dadi, dolciumi), ridurre alimenti che contengono metilxantine (caffè, tè, cioccolato);è utile l’acido ascorbico associato ad un apporto idrico di almeno 1,5 litri di acqua al giorno.Alcuni nutraceutici utili nella prevenzione della gotta: succo di betulla, succo di carota, succo di carciofo, succo di ananas, succo di limone (che alcalinizza il sangue e rende più difficile la precipitazione di cristalli urici) e siero di latte.In collaborazione con il dott. Enrico Ovaleo-Pandolfo  specialista in Angiologia e Chirurgia vascolare 

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ANTIBIOTICOTERAPIA E ALIMENTAZIONE

L’utilizzo di antibiotici (naturalmente prescritti solo dal medico) può portare ad alterazioni della flora batterica intestinale con conseguente diarrea.Per prevenire questo è consigliabile adottare alcuni accorgimenti alimentari:• La dieta deve essere ricca in vitamine soprattutto quelle del gruppo B (lievito di birra, riso, pane integrale, soia, fegato, carne, pesce, uova , latte, piselli, vegetali verdi) e la vit C (centrifugati di frutta e verdura e frullati)• Gli alimenti devono essere facilmente digeribili (per non affaticare l’organismo già debilitato) per cui si consiglia di cucinare le carni alla griglia, al forno, in umido e privilegiare pesce e carni magre cucinate con pochi grassi, pasta o riso con olio e parmigiano.• Se è presente diarrea leggera, limitare cibi integrali, legumi e verdura ad eccezione di carote e zucchine; al posto della frutta è opportuno introdurre spremute di frutta filtrate oppure la banana.• Bere molto e a piccoli sorsi acqua o tè verde ricco di tannini, che esercitano un’azione antinfiammatoria e antidiarroica.• Introdurre nella dieta alimenti contenenti probiotici sia durante che dopo la terapia antibiotica in quanto riducono la diarrea (effetto collaterale degli antibiotici in quanto questi ultimi intervengono nei confronti dei batteri responsabili dell’infezione ma anche nei confronti dei microrganismi “BUONI”). Un recente studio ha dimostrato l’efficacia dei probiotici nel ridurre le forme diarroiche da rotavirus, causa più comune di gastroenterite virale tra i neonati e i bambini al di sotto dei 5 anni.I probiotici migliori sono i simbiotici cioè quella componente di batteri che normalmente abitano il nostro apparato digerente; tra i migliori ci sono: lactobacilli (acidophilus, casei, rhamnosus, reuteri, plantarum, frementum, salivarius), bifidobatteri (infantis, brevis, bifidum), enterococchi (lactococcus lactis, enterococcus faecium).Le interazioni tra antibiotici e cibo possono essere diverse: le tetracicline sono intrappolate dal calcio presente nel latte e nei latticini per cui non sono più disponibili ad essere assorbite (con una percentuale che arriva al 50 %); i chinoloni vengono intrappolati dalla presenza di ferro negli alimenti (spinaci, crescione, fegato ecc). In questi due casi è preferibile assumerli lontano dai pasti. Al contrario è meglio assumere certe categorie di antibiotici (nitrofurantoine, griseofulvina, ecc  a stomaco pieno in quanto l’assorbimento viene favorito dalla presenza di cibo nello stomaco. La fibra contenuta in molti cerali e vegetali può limitare, se assunta in grande quantità, l’assorbimento degli antibiotici a livello intestinale in quanto aumenta il transito intestinale.Esistono antibiotici che vengono assorbiti di meno se assunti contemporaneamente al caffè; l’azione di un antibiotico viene sempre indebolita dal consumo di alcool.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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PREVENZIONE MALFORMAZIONI CONGENITE E ACIDO FOLICO

Questa scheda nutraceutica interessa in particolare tutte le donne in età fertile che non escludono una gravidanza.Le malformazioni congenite colpiscono 1 su 30/50 nati; l’assunzione di acido folico, almeno un mese prima della gravidanza e per tre mesi dopo il concepimento protegge il nascituro da alcune di esse come la spina bifida e l’anencefalia  (D.T.N: difetti di chiusura del tubo neurale) per una percentuale che va dal 50 al 70%  mentre per altre come le cardiopatie e la labiopalatoschisi (labbro leporino) per una percentuale che va dal 10 al 20% come hanno dimostrato numerose ricerche. Il dosaggio consigliato di acido folico per le donne in età fertile è di 0,4 mg/die e si può ottenere attraverso:• un’alimentazione equilibrata e ricca di alimenti ad alto contenuto di acido folico;• una dieta ricca di alimenti fortificati in acido folico (farine, cereali, pane, pasta, succhi di frutta, ecc.);• l’uso di supplementi vitaminici a base di acido folico ordinati dal medicoI folati non sono prodotti dall’organismo e le principali fonti alimentari sono: i vegetali a foglia verde, gli agrumi, la frutta, i legumi, le arachidi ecc L’acido folico presente negli alimenti è instabile per cui è opportuno privilegiare le verdure fresche conservate a temperatura ambiente (in tre giorni esse possono perdere fino al 70% del loro contenuto in folati) e nella cottura prediligere quella a vapore.Inoltre l’impoverimento dei terreni (dovuto ai fertilizzanti e alle colture intensive) causa un ulteriore abbassamento della quota di acido folico nelle verdure; per questa ragione il medico prescrive supplementi di acido folico già un mese prima del concepimento per arrivare al dosaggio ottimale di 0,4 mg/die.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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CIBO E TIROIDE

CIBO E TIROIDEIl fabbisogno giornaliero di iodio nella donna in età fertile è di 150 mcg, che sale a 200 mcg durante la gravidanza e l’allattamento; per un uomo adulto è di 130 mcg, per un adolescente 120, per un bambino 90 mcg. Dosi prolungate di iodio inferiori a 50 mcg/die determinano ipotiroidismo e gozzo mentre dosi prolungate di iodio superiori a 1000 mcg/die causano ipertiroidismo e gozzo nodulare tossico. L’ipotiroidismo è una condizione caratterizzata da un rallentamento generale del metabolismo per insufficiente azione degli ormoni tiroidei sui tessuti. La maggior parte delle sindromi di ipotiroidismo, oggi, sono dovute ad una malattia autoimmune denominata sindrome di Hashimoto, mentre pochi decenni fa era preponderante l’ipotiroidismo con gozzo (forma endemica) derivante da carenza di iodio nella dieta e nell’acqua. Qualche sintomo dell’ipotiroidismo: stanchezza continua, cute secca, voce rauca, aumento di peso e frequente presenza di gozzo (ingrossamento della ghiandola tiroidea  che talora può presentarsi anche nella sindrome opposta di ipertiroidismo). Per chi è già in terapia con farmaci sostitutivi dell’ormone tiroideo, prescritti dal medico o dallo specialista, le norme alimentari, così utili nella prevenzione dell’ipotiroisismo, non servono. Varie sono le cause di un introito deficitario di iodio, alcune soggettive altre oggettive. Tra le prime ci sono abitudini alimentari radicate (consumo di polenta, carne, brassicacee e poco pesce); tra le seconde in certi casi un impoverimento del terreno (uso di fertilizzanti), acqua ricca di sali di calcio e di magnesio e/o fluoruri, acqua povera di ioduri (<di 20 mcg/litro, infatti l’acqua dà il 20 % dell’introito globale di iodio). Alcune zone d’Italia storicamente interessate al fenomeno dell’ipotiroidismo sono: Valle D’Aosta, Piemonte, zone montane della Lombardia, Trentino Alto Adige, entroterra Campano. La causa del gozzo (ingrossamento della ghiandola della tiroide, che è spesso sinonimo di ipotiroidismo) può essere sia il deficit che l’eccesso di iodio alimentare. Il gozzo endemico derivante da deficit di iodio è stato dimostrato in Cina dove la carenza alimentare di iodio soprattutto in età infantile (età molto più sensibile alla carenza di questo elemento che è parte fondamentale degli ormoni tiroidei) ha causato larghe aree di gozzo endemico. Al contrario nell’isola di Hokkaido in Giappone, a causa dell’elevato tasso di iodio nella dieta (di solo pesce), i pescatori locali presentavano un ipotiroidismo causato dalla diminuita sintesi di ormone tiroideo. In altre zone del Giappone l’elevata assunzione di iodio (pesci ed alghe) è controbilanciata da una diffusa assunzione di soia. Circa 1/5 della popolazione mondiale è oggi a rischio di carenza alimentare di iodio, il che si traduce in disfunzione e leggero aumento di volume della tiroide che attualmente non portano alle gravi forme di ipotiroidismo (gozzo imponente e cretinismo). Il continuo impoverimento della concentrazione di iodio ambientale (terreni, frutta e verdura, latticini, ecc. ) ha spinto molti paesi, con varie modalità, ad inserire il sale iodato per la profilassi. Anche in Italia dal marzo del 2005 il sale iodato deve essere obbligatoriamente presente nei punti vendita insieme a quello comune. Le norme dietetiche utili per la prevenzione dell’ipotiroidismo e per contrastarlo quando è in forma latente o leggera (stadio sub clinico) sono: usare il sale iodato o sale grezzo marino (senza superare la dose di 5 gr/dì), uso moderato di alghe marine alimentari, pesce di mare, alimenti ricchi in selenio che media la trasformazione della forma attiva T3 partendo dalla meno attiva T4, (aringa, germe di grano gamberetti, aragosta, aceto di mele), alimenti ricchi in zinco (manzo, uova, trota, semi di girasole, mandorle), alimenti ricchi in potassio (kelp, prezzemolo, uvette), alimenti ricchi di vit b1 (lievito di birra, noci), alimenti ricchi in vit a (fegato, carote, albicocche, spinaci) alimenti ricchi in vit d (salmone, tonno, burro). Sono da privilegiare alimenti ricchi in acido fitico e ossalico che sono due sostanze che si legano al calcio, antagonista dello iodio  che è in questo modo più disponibile alla sintesi degli ormoni tiroidei; essi sono: spinaci, rabarbaro, barbabietole, cereali integrali. È opportuno limitare gli alimenti gozzigeni ovvero quelli che limitano la sintesi o l’attività degli ormoni tiroidei. Essi sono quelli ricchi in tiocianati e composti sulfidrilici che inibiscono l’attività dell’ormone tiroideo (cavolo, broccoli, cavolfiori, senape, cavolini di Bruxelles), quelli ricchi in calcio (formaggi e latticini), la soia, la quale è molto ricca in rame, che è un antagonista dello iodio e contiene isoflavoni che ostacolano la sintesi degli ormoni tiroidei, tuberi di cassava (che nel Corno D’Africa sono causa di gozzo endemico). In generale è utile privilegiare una dieta povera di grassi (rallentano la velocità di ossidazione cellulare) e latticini (vedi sopra), ricca in proteine, vitamine e oligoelementi; qualora si assumano brassicacee, ricche in tiocianati, è opportuno assumerle cotte in quanto la cottura ne distrugge una  buona parte; è utile consumare pesce e frutti di mare almeno due o tre volte la settimana  ed addizionare sale iodato alla fine in quanto con la cottura se ne perde una buona percentuale. La cottura influenza il contenuto iodico del cibo: la frittura lo riduce del 20%, la bollitura del 58% e la cottura alla griglia del 53%.Alcuni farmaci possono rallentare o inibire l’assorbimento dell’ormone sintetico della tiroide: integratori di ferro, di calcio, farina di semi soia, idrossido di alluminio, sucralfato, colesterolamina. Altri farmaci possono essere causa di ipotiroidismo: amiodarone, litio, metimazolo e propiltiouracile. Le categorie di persone che non necessitano di iodioprofilassi sono: ipotiroidei in cura (per loro rimane importante lo stile di vita ossia il movimento leggero e costante), ipertiroidei (per i quali fucus, alghe e sale iodato sono benzina per la tiroide e altrettanto dannosi sono gli alimenti eccitanti, gli alcolici e i cibi elaborati) e per finire anche gli allergici allo iodio. Va sfatata la convinzione che più iodio viene assunto più la tiroide lavora aumentando il metabolismo (effetto dimagrante), infatti subentra un sistema di autoregolazione che fa diminuire l’assorbimento di iodio da parte della tiroide con eliminazione dello iodio in eccesso tramite l’urina. Seguono due tabelle in cui sono riportati i contenuti di iodio e tirosina (amminoacido essenziale per la formazione degli ormoni tiroidei).prevenzione dell’ipotiroidismo alimentare  così lo è altrettanto non eccedere nelle quantità e nelle frequenze dei vari nutraceutici.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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PREVENZIONE CISTITE

La cistite è un’infezione del tratto urinario che insorge quando i batteri invadono l’uretra o la vescica.Le infezioni della vescica sono molto comuni tra le donne a causa della loro anatomia (il 10-20% delle donne soffre di disturbi al tratto urinario almeno 1 volta l’anno). I sintomi sono: dolore durante la minzione, aumento della frequenza dell’urina, urine torbide con cattivo odore o scure, dolori al basso ventre. Le cause possono essere diverse: batteri vaginali o intestinali (la maggior parte delle infezioni del tratto urinario sono causate dal batterio Escherichia Coli), stress, alimentazione, gravidanza (frequenza doppia della norma), squilibrio ormonale, rapporti sessuali, intolleranze o sovraccarico di alimenti irritanti, traumi o irritazioni meccaniche.DAL PUNTO DI VISTA ALIMENTARE:1. La raccomandazione dietetica più importante per chi soffre di cistite è quella di aumentare l’apporto di liquidi: acqua oligominerale (per ottenere un lavaggio meccanico delle vie urinarie), tisane alla erbe, frutti freschi e succhi di verdure diluiti con almeno la stessa quantità di acqua. Bisognerebbe bere 2 litri di liquidi al giorno: almeno 1 litro di acqua e 400 ml di succhi di mirtillo non dolcificato.2. Molto utile infatti il “succo di mirtillo rosso” non zuccherato, per impedire l’attecchimento dei batteri alla parete vescicale.3. Si consiglia di assumere: pasti preparati in casa, anguria, sedano o prezzemolo (per le proprietà diuretiche), zuppe condite con aglio, fermenti vivi (nel caso sia necessario assumere antibiotici), carciofo (diuretico e depurativo), cavolo (disinfettante), cipolla (diuretica e antibatterica), mela (diuretica e depurativa, aiuta anche a pulire l’intestino da batteri patogeni che possono contaminare le vie urinarie).4. E’ fondamentale seguire un regime alimentare sano ed equilibrato, inteso a mantenere una regolare funzione intestinale: consumare alimenti ricchi di fibre (cereali integrali, verdura e frutta) e ridurre gli alimenti che infiammano il colon e ne alterano la flora (insaccati, carni, formaggi stagionati, ecc…).5. Sono da evitare bevande analcoliche, succhi di frutta concentrati, caffè e alcolici.QUALCHE  ESEMPIO  DI   NUTRACEUTICO PER PREVENIRE IL DISTURBO: mirtillo rosso, che produce acido ippurico sfavorevole allo sviluppo dei batteri e contiene antocianidine che impediscono l’adesione dei batteri patogeni alle cellule uroepiteliali favorendone l’eliminazione; uva ursina che è ricca di arbutina, che compie un’azione disinfettante tramite il metabolita idrochinone; gramigna che essendo ricca di fruttosani è un antinfiammatorio naturale e ha un effetto diuretico; pilosella, che contiene flavonoidi.equiseto, disinfettante delle vie urinarie;vitamina c, che aumenta le difese immunitarie, inibendo la proliferazione dell’Escherichia Coli;olio di origano, antibatterico e antivirale;ginepro, diuretico e battericida;betulla, che aumenta l’eliminazione di urina e quindi allontana le colonie batteriche responsabili dell’infezione;ortica, potente diuretico;succo di mirtillo, miele di eucalipto, succo di ribes, infuso di semi di finocchio e malva. In collaborazione con il dott. Enrico Ovaleo-Pandolfo

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PREVENZIONE STIPSI

Circa un secolo fa la stipsi era quasi sconosciuta; ha iniziato a presentarsi parallelamente allo sviluppo tecnologico e alle conseguenti modifiche dello “stile di vita”. Rispetto a cento anni fa gli zuccheri nella dieta sono aumentati di dieci volte, le proteine di otto e i grassi di sette, mentre la fibra si è ridotta di cinque volte. La fibra è una componente dei vegetali; non viene assimilata ma esplica due azioni: reagisce con i germi (batteri non nocivi) che vivono nell’intestino producendo sostanze considerate “lassativi vegetali” e si imbibisce di acqua provocando un aumento della fluidità e del volume delle feci. Quando la stitichezza è accompagnata da altri sintomi (dolori addominali, perdite di sangue, dimagrimento, febbre, ecc.) è opportuno rivolgersi al medico. Quando diventa cronica e non è dovuta a patologie particolari, essa può causare o aggravare emorroidi, ragadi anali, colite spastica, diverticolosi, ecc. La prevenzione della stitichezza si attua facendo movimento, ginnastica mirata a contrarre e rilassare i muscoli addominali e aumentando la quantità di fibre presenti nella dieta. L’attività fisica deve essere quotidiana, frequente e di media intensità: è utile ad esempio camminare un’ora a passo svelto o correre per trenta minuti. Può aiutare eseguire questo semplice esercizio: in piedi si rilassano e si contraggano gli addominali massaggiando in profondità a pugno chiuso la pancia in senso orario. La dose giornaliera raccomandata di fibre si aggira sui 30 grammi mentre il consumo medio reale è di 15 grammi. Distinguiamo le fibre tra solubili e insolubili in acqua. Dal punto di vista nutraceutico è importante conoscere sia la percentuale di fibre negli alimenti, sia se esse sono solubili o insolubili, per adottare un’alimentazione funzionale al proprio organismo. Le fibre solubili in acqua aiutano a controllare la glicemia e riducono l’assorbimento del colesterolo nell’intestino. Al mattino fa bene lo yogurt, specie se probiotico. È utile bere circa 1,5/2 litri di acqua al giorno.Nutraceutici per prevenire la stipsi sono: sciroppo di carciofo e rabarbaro, marmellata e succo di prugne, buste di kiwi, miscela di tre oli (mandorle, vaselina, oliva), succo di carota e alimenti ricchi in crusca; plantago, malva, mannite, tisana di boldo e malva, semi di lino, sciroppo di fichi e manna ecc.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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OMEGA3 OMEGA6 E ALIMENTAZIONE

Tra gli acidi grassi insaturi (con doppi legami) il linoleico e il linolenico sono definiti essenziali in quanto l’organismo non è in grado di sintetizzarli e devono pertanto essere assunti con l’alimentazione. Tali acidi grassi sono i precursori di due grandi famiglie: omega 3 e omega 6 (cosiddette perché hanno sicuramente un doppio legame rispettivamente in posizione 3 e 6). Fonti naturali di omega 3 sono i pesci grassi, l’olio di pesce e di lino, le noci e i legumi; gli omega 6 si trovano negli oli vegetali spremuti a freddo, nei vegetali a foglie verdi, nei cereali, nei legumi, nelle noci e in misura minore nelle carni e nei pesci. Gli omega 3 e 6 agiscono in sinergia, gli uni non sostituiscono gli altri e proprio per i loro effetti a volte contrastanti l’assunzione deve essere adeguatamente equilibrata. Il giusto rapporto tra omega 6 e omega 3 è 3:1; è accettabile anche 4:1. Diversi studi confermano che l’uomo moderno occidentale rispetto ad individui vissuti in stadi evolutivi precedenti o rispetto ad altre aree geografiche presenta una concentrazione maggiore in omega 6 e minore in omega 3 e quindi un rapporto omega 6/omega3 più elevato. Infatti negli USA mediamente tale rapporto è 16,74. In Giappone, grazie alla dieta ricca di pesce e quindi di omega 3 il rapporto è 4. Un giusto equilibrio tra omega 6 e omega 3 è fondamentale per la prevenzione di patologie cardiovascolari. Infatti gli omega 3 in particolare riducono il livello di trigliceridi nel sangue e i processi infiammatori (per l’azione anti-radicali liberi) e possono essere utili nel trattamento e nella prevenzione di ipercolesterolemia, ipertensione, malattie cardiache, diabete, artrite, osteoporosi, obesità. Gli omega 3 sono la spiegazione del “paradosso eschimese”ovvero la bassa incidenza di malattie cardiovascolari in una popolazione la cui dieta è tra le più grasse al mondo.  Al contrario il “paradosso pugliese” si spiega con il fatto che tutti i benefici derivanti dalla dieta mediterranea vengono annullati dalla poca attività fisica, dal fumo e dall’introito calorico spesso eccessivo.  Per massimizzare l’assunzione di omega 3 è utile limitare i grassi saturi e idrogenati (in margarina, oli di palma, di cocco e nei prodotti industriali), usare olio di oliva extra vergine come fonte principale di grassi, diminuire  il consumo di olio di mais e di girasole perché eccessivamente ricchi in omega 6, utilizzare olio di lino per condire a crudo o per preparare salse che non richiedono cottura  (v. crema Budwig). La dieta di vegetariani e/o vegani può causare carenze di omega 3. Nutraceutici: olio di semi di lino, olio di germe di grano, olio di pesce, olio di borragine. Una soluzione nutraceutica è la crema Budwig, una miscelazione di cereali integrali, crudi e macinati con frutti e semi oleosi e con aggiunta di banane o mele; costituisce un pasto completo e ricco di omega 3.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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PREVENZIONE GAMBE STANCHE E PESANTI

Le gambe diventano pesanti e stanche quando la loro muscolatura non riceve la quantità adeguata di sangue e quindi di ossigeno. Le donne sono più colpite a causa dell’azione degli ormoni estrogeni che favoriscono il ristagno del sangue venoso. La sensazione di pesantezza e gonfiore può essere il primo sintomo di un’alterazione della microcircolazione degli arti inferiori. Quando la causa di stanchezza e pesantezza alle gambe non è attribuibile a patologie di competenza medica (es. disturbi cardiovascolari, tromboflebiti, malattie metaboliche, ecc.), può essere dovuta a fattori comportamentali e dietetici. Ad esempio, durante i lunghi viaggi in aereo, auto, treno e pullman i passeggeri sono costretti a tenere le gambe rannicchiate; ciò comporta un rallentamento del circolo venoso con rischio di formazione di un trombo all’interno di un vaso sanguigno (TVP, trombosi venosa profonda). In queste situazioni è utile distendere le gambe appoggiando le caviglie e roteando i piedi mentre è sconsigliabile tenere gli arti accavallati a lungo o sedersi con le borse tra le gambe. In certi casi, prima del viaggio, su consiglio del medico curante, si possono  assumere antiaggreganti (ne esistono anche di naturali e di libera vendita). Sia prima che durante il viaggio è opportuno consumare pasti leggeri e senza alcolici, non bere caffè, mantenersi idratati con acque naturali e oligominerali sia d’inverno che d’estate. Sono utili anche i gel e forme orali di centella e vite rossa .Esempi di nutraceutici: succo di mirtillo, succo di barbabietola rossa, succo di miscele di verdure rosse e viola (tutti ricchi in bioflavonoidi come picnogenolo, troxerutina, rutina, diosmina, esperidina) che aumentano la resistenza dei capillari, regolano la loro permeabilità, li proteggono dalla rottura); succo di ananas (ricco in bromelina), alga rossa.Si consiglia infine di consumare pasti leggeri, masticando a lungo i cibi e di bere molta acqua.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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PREVENZIONE METEORISMO E AEROFAGIE

Il meteorismo è un disturbo caratterizzato da un’eccessiva formazione di gas all’interno dell’intestino; il 99% del gas intestinale è formato da  azoto, ossigeno, idrogeno, monossido di carbonio e metano. Questi gas possono derivare da due fonti: aria ingerita (aerofagia) e gas prodotto nel tratto gastrointestinale. Tralasciando quei casi in cui il meteorismo è spia di patologie di una certa gravità (alterazioni della circolazione sanguigna nell’intestino, ristagno fecale ecc.), talvolta esso è causato da errate abitudini alimentari e comportamentali. Tra queste ultime segnaliamo lo stress, l’inattività fisica, il fumo e il coricarsi subito dopo i pasti.Abitudini che causano ingestione di aria (aerofagia) e di conseguenza meteorismo sono: deglutire ripetitivamente e frequentemente (a causa di dentature malfunzionanti, chewingum, tabacco, o utilizzo della cannuccia per bere, ecc.); mangiare ed inghiottire rapidamente cibi e bevande (in particolare gassate); assumere cibi flatulogeni: legumi secchi, fagioli cotti, soia, cavoli, ravanelli, cipolle, broccoli, cavolfiori, cetrioli, crauti, cereali integrali, cibi ad alto contenuto di lattosio (latte e derivati frappè), frutta zuccherina, cibi ad alto contenuto di grassi (fritti, carni grasse, salse ricche di panna), dolcificanti artificiali (sorbitolo, mannitolo).Sintomi del meteorismo sono dolore e distensione addominale, eccessiva flatulenza e senso di ritardo gastrico.Alimenti consigliati in caso di meteorismo: finocchio (modera le fermentazioni intestinali e favorisce l’espulsione dei gas), mirto e mirtillo (possiedono una notevole azione antifermentativa e antiputrefativa), mela (ricca di fibre), menta (favorisce l’eliminazione dei gas diminuendo le fermentazioni).Le fibre alimentari dovranno essere inserite con gradualità nella dieta utilizzando soprattutto quelle insolubili (cellulosa e lignina sono meno ricche di sostanze aggredibili dalla flora intestinale e di conseguenza sono meno flatulogene).Esempi di nutraceutici utili nella prevenzione del meteorismo: succo di mela, succo di finocchio e carbone vegetale.Segue un esempio di nutraceutico in tisana: preparare un infuso con due cucchiaini di semi di anice ed una tazza di acqua bollente. Tenere coperto in infusione per 10 minuti, dopodiché filtrare. Per potenziare l’infuso è opportuno addizionare 10 gr di foglie di menta piperita, 7/8 gr di finocchio e altrettanti di cumino. Assumerne 2 tazze al dì dopo i pasti.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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PREVENZIONE RITENZIONE IDRICA e CELLULITE

La ritenzione idrica è la tendenza a trattenere liquidi nell’organismo. Il ristagno è più accentuato nelle zone predisposte all’accumulo di grasso (addome, cosce e glutei). Alla base della cellulite sembra vi sia un’alterazione di cellule bersaglio degli estrogeni, infatti non si manifesta mai prima della pubertà. Esistono fattori che possono peggiorare il disturbo come l’uso di contraccettivi orali, la carenza di attività fisica, malattie cardiocircolatorie. È molto utile camminare, andare in bicicletta, fare jogging, praticare nuoto, in quanto si migliora l’ossigenazione del sangue, si eliminano le tossine e si riduce lo stress.Abitudini alimentari scorrette possono aggravare la situazione. È importante consumare molta frutta e verdura in particolare quella ricca di vit C (kiwi, fragole, agrumi, spinaci, pomodori e peperoni), che protegge i capillari sanguigni. L’acqua che si beve dovrebbe essere oligominerale con residuo basso e con poco sodio. L’elevato contenuto di potassio (K) negli alimenti naturali è determinato dal suo indispensabile ruolo nella produzione dell’energia, che è invece bloccata da un eccesso di sodio. L’attuale alimentazione umana, arricchita di sodio e impoverita di potassio, sia per la raffinazione sia per la cottura, è da considerarsi fuori dalle leggi della natura: in circa 5000 anni l’uomo è passato da una dieta con rapporto potassio-sodio di 16:1 a una dieta con rapporto 0,7:1. Bisogna comunque ricordare che il sodio è un minerale essenziale per l’organismo e un’eccessiva carenza, anche se difficilmente realizzabile con la normale alimentazione, potrebbe avere gravi effetti collaterali (nausea, crampi muscolari, affaticamento, ecc.).Qualche rimedio nutraceutico: nettare di mirtillo, sciroppo di carciofo, tisane al tè verde, fucus, tarassaco, betulla, ecc.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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PREVENZIONE STANCHEZZA FISICA E MENTALE

Quando la stanchezza non è dovuta a una delle tante patologie che la possono provocare (anemia, infezioni, diabete, disturbi tiroidei, colite, intolleranze alimentari, ecc.), giova seguire un’alimentazione equilibrata e uno stile di vita corretto. Occorre evitare pietanze ipercaloriche e alimenti ricchi in grassi e zuccheri  (salumi, formaggi, dolciumi), privilegiare frutta fresca, cereali integrali, frutta secca, miele come dolcificante e yogurt. Tra i cereali consigliamo l’avena in fiocchi, ricca di fibre e tonificante grazie al contenuto del suo olio essenziale ricco di avenina (attenzione! Essa viene inattivata in seguito a cottura o tostatura). Sostanze come inositolo e carnitina svolgono un’azione energetica e disintossicante; il primo è contenuto in agrumi, cereali integrali, noci e carne; la seconda prevalentemente nelle carni rosse e nei latticini.Prima di affrontare uno sforzo fisico o mentale bisogna privilegiare cibi con tempo di permanenza nello stomaco inferiore a due ore e carboidrati semplici a rapido assorbimento (fruttosio, glucosio, maltodestrine). È utile ridurre  quindi il consumo di pane bianco, primi piatti a base di farine raffinate e dolci contenenti zuccheri raffinati. Un nutriente importante per il controllo dello stress e della stanchezza è il magnesio che è presente in dosi ottimali in cereali integrali, legumi, ortaggi a foglia verde, crusca di grano, lievito di birra, mandorle, ecc.Per prevenire stanchezza mentale e stress è opportuno vivere a contatto con la natura e praticare un buon esercizio fisico accompagnato da respirazioni profonde che aiutano l’organismo a disintossicarsi, a ossigenare le cellule, a rilassare e tonificare la muscolatura.Qualche esempio di nutraceutico: lievito di birra, olio di germe di grano, olio di fegato di merluzzo, succo di mirtillo, succo di mela e d’uva, guaranà, ginseng, miele con pappa reale e polline, damiana, melissa, tiglio, eleuterococco, spirulina.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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CIBO E ABBRONZATURA

L’esposizione al sole causa stress all’organismo che si difende con l’abbronzatura. Questa proteggerà le piccole terminazioni nervose sottocute dalle radiazioni solari. Infatti, contro le radiazioni, i melanociti dell’epidermide producono un pigmento bruno chiamato melanina. Chi si espone nelle ore centrali della giornata acquisisce una colorazione rossastra dovuta invece all’ustione provocata dal sole. Nei paesi nordici, dove le radiazioni solari sono deboli, il colorito chiaro della pelle garantisce un’adeguata sintesi di vit D; nelle zone equatoriali l’elevata presenza di melanina protegge la pelle dai danni delle forti radiazioni solari (melanoma, distruzione dei folati e inibizione della spermatogenesi). L’eccezione è rappresentata dagli esquimesi che hanno la pelle scura pur abitando in zone artiche: questo è spiegato dalla loro dieta ricca di calcio e vit D. Per garantirsi l’abbronzatura è opportuno adottare alcune regole fondamentali: scegliere il fattore di protezione adeguato al tipo di pelle, optando per un filtro molto protettivo almeno nei primi giorni; esporsi gradualmente al sole evitando la fascia oraria che va dalle 11 alle 15 (periodo in cui l’irradiazione uv è maggiore); seguire una dieta corretta già una settimana prima dell’esposizione. Al rientro dalle vacanze l’abbronzatura sbiadisce per la desquamazione della pelle; per contrastarla si consiglia di usare detergenti a ph isodermico e di idratarsi bevendo adeguatamente e consumando frutta e verdura in particolare quella di colore arancione e giallo. I micronutrienti indispensabili sia prima che durante l’esposizione sono:vit A: benefica per epidermide e mucose, infatti la sua carenza determina una cute secca e rugosa; si trova in latte, formaggi, tuorlo d’uovo;carotenoidi: antiossidanti e precursori della vit A e della sintesi di melanina; li troviamo prevalentemente in albicocche, carote, pomodori, peperoni rossi, cachi, melone, zucca, papaia, verze, fragole, anguria, cavolfiore, fegato, pesche, spinaci, indivia, asparagi;vit C: è antiossidante e partecipa alla formazione del collagene (fondamentale per l’elasticità della pelle); la troviamo in agrumi, broccoli, cavoli, kiwi, mango, papaia, peperoni e pomodori;vit E: protegge la pelle dai danni dei raggi uv; si trova in oli vegetali, (girasole, mais, oliva), avocado, mandorle, noci, nocciole, pistacchi;selenio: è indispensabile per la formazione di un enzima antiossidante (glutatione-perossidasi). Si trova in aglio, broccoli, cavolo, cereali, cetrioli,cipolle, sedano, carni (agnello, anatra, maiale, pollo), formaggi stagionati, pesce, tuorlo d’uovo;zinco: protegge l’epidermide dai radicali liberi e partecipa alla costituzione del collagene. Si trova in cereali, legumi, frutta oleosa, carote, cavolo verde, sedano, spinaci, acciughe, polipo, carne in genere;biotina, cisteina, metionina: in carne, pesce, latte, uova, cereali, lievito di birra; rame: in cozze, salmone, miele, semi oleosi, germe di grano, avena, orzo, funghi; ferro: in carne, fegato, pesce, frutti di mare, cereali integrali, legumi secchi, semi oleosi, frutta secca, verdure verdi.Esempi di nutraceutici: succo di pomodoro (licopene noto carotenoide), succo di carota, papaia, lievito di birra, succo ACE, succo di mirtillo (luteina), olio di pesce ( omega 3) olio di germe di grano.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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PREVENZIONE ACIDITA E GASTRITE

In passato si è data grande importanza alla secrezione acida dello stomaco come causa scatenante di gastrite e ulcera; oggi è stato riconosciuto un ruolo centrale al batterio helicobacter pilori, la cui proliferazione sembra correlata ad alterazioni della flora gastrointestinale e a un basso contenuto di antiossidanti nella mucosa gastrica.Per queste ragioni un’alimentazione sana ed equilibrata è fondamentale come prevenzione dei disturbi di stomaco. Questi ultimi possono essere di natura occasionale o cronica. Per non cronicizzare questi disturbi (in questo caso consultare il medico), in un’ottica di medicina preventiva, può essere  utile seguire norme dietetiche appropriate.Ad  esempio quanto più è elevato il consumo di latte tanto maggiore è la probabilità di ulcera  ( al contrario di ciò che comunemente si crede) in quanto il latte aumenta la produzione acida gastrica nel lungo periodo. Analogo discorso può essere fatto per il bicarbonato di sodio.È bene limitare il consumo di pomodori (anche in conserva) in quanto determinano un’acidificazione della bile che non riesce più a neutralizzare l’ambiente acido del duodeno.È buona norma non sottovalutare gli effetti negativi del fumo e dei fattori emozionali poiché bruciori e rigurgiti si manifestano più frequentemente nei soggetti ansiosi. Esempi di nutraceutici: succo di patate, succo di carota, succo di mela.argilla verde (si sciolgono due cucchiaini di argilla in mezzo bicchiere di acqua e si beve la soluzione dopo i pasti), carbone vegetale.Succo fresco centrifugato preparato con una tazza di cavolo verde (ricco in glutammina), quattro coste di sedano e due carote.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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PREVENZIONE SINDROME DEL COLON IRRITABILE

La sindrome del colon irritabile rappresenta la causa di circa la metà delle visite presso i medici gastroenterologi; le donne ne soffrono più comunemente degli uomini con una percentuale superiore al 30%.La S.I.L (sindrome del colon irritabile) può  manifestarsi in diverse forme di gravità; i principali sintomi sono: errata frequenza dell’attività intestinale, modificazione della consistenza delle feci, gonfiore addominale, nausea, cefalea, affaticamento, ecc.Generalmente i sintomi non si manifestano in piena notte ma insorgono dopo i pasti e i dolori si attenuano con lo svuotamento dell’alvo.Quando la causa non è organica può essere di natura psicosomatica o alimentare.Nel primo caso le tensioni emozionali sollecitate da ansia e stress producono maggiori contrazioni muscolari ed una intensificazione dei riflessi viscerali; per questo una attività fisica regolare e moderata può essere d’aiuto nella prevenzione della  S.I.L.Nel secondo caso occorre limitare l’assunzione dei cibi che infiammano la mucosa che accrescono la secrezione di muco o che producono eccesso di gas.È opportuno masticare a lungo i cibi  e non bere in modo eccessivo durante i pasti. È opportuno bere lontano dai pasti acqua non gassata e assumere fibre privilegiando quelle insolubili in particolare lo psillio che tende a stabilizzare il contenuto d’acqua dell’intestino, riduce il tempo di transito ed ammortizza lo spasmo della parete intestinale.Alcun esempi di nutraceutici usati nella prevenzione della S.I.L.: Kuzu (fecola usata come addensante  che svolge un’azione tonica sulla mucosa intestinale), alghe, germe di grano, succo ACE, e plantago ovata con fermentaci lattici.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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REAZIONI AVVERSE DA ALIMENTI

Le reazioni patologiche da ingestione di alimenti possono essere tossiche o non tossiche. Le prime sono dose-dipendenti, non dipendono dal sistema immunologico o enzimatico del soggetto e possono essere di due tipi: 1. intossicazioni causate da ingestione di sostanze chimiche sintetiche aggiunte (additivi, prodotti per l’agricoltura, antibiotici, metalli)2. intossicazioni causate da sostanze chimiche naturali presenti o che si producono nei cibi (alghe, batteri, micotossine, veleni naturali e tossine prodotte da batteri marini o alghe).Le seconde si suddividono in allergie alimentari, che possono essere Ig E mediate (prevalenza assoluta) o non Ig E mediate (gastroenterite eosinofila, sindrome di Heiner, colite ed enteropatie indotte da  cibo), e intolleranze alimentari che possono essere di natura farmacologica (amine vasoattive come istamina, tiramina, feniletilamina; metixantine come caffeina e teofillinae teobromina; alcaloidi), enzimatiche (lattosio, favismo, fenilchetonuria, ecc.), indefinite non dose-dipendenti (causate da additivi come coloranti, conservanti, antiossidanti, correttori di acidità , emulsionanti, stabilizzanti). Secondo recenti studi le intolleranze possono essere associate anche a reazioni immunologiche non Ig E mediate (probabile coinvolgimento di Ig G ).Si definisce allergia una reazione anomala e immunomediata ad un componente di un alimento o verso sostanze presenti nell’ambiente come polvere domestica, acari, muffe, profumi, metalli, tessuti, detersivi, pollini (che possono dare allergia crociata con certi alimenti a causa della somiglianza allergenica). La reazione è sempre violenta, immediata e ripetuta ad ogni assunzione o esposizione all’allergene.L’intolleranza è la reazione dell’organismo ad un componente alimentare non immunomediata ma al contrario soggetta a deficit enzimatici o ad interazioni farmacologiche o ancora a meccanismi non del tutto chiari; la reazione è meno violenta, talora confusa e soggetta alla quantità ingerita e/o accumulata nel nostro organismo.Attualmente il problema di allergie e intolleranze alimentari interessa il 3% della popolazione adulta e il 6% di quella infantile. Tali percentuali sono in continuo aumento per motivi come l’introduzione di alimenti esotici (es. kiwi, avocado, semi di carruba, ecc) in luoghi in cui non vengono prodotti naturalmente; il consumo in larga scala e in tempi rapidi di alimenti (arachidi in USA, pesce nei paesi scandinavi, crostacei e molluschi nei paesi mediterranei, pomodoro, kiwi, mela in Italia); il consumo sempre più diffuso di pesce crudo i  cui eventuali allergeni non vengono disattivati dalla cottura.Altre cause sono l’eccessiva igiene e la ridotta numerosità dei nuclei famigliari, in quanto avviene una ridotta esposizione ad antigeni; l’utilizzo, a volte massiccio, di vaccini, disinfettanti ed antibiotici che sottraggono stimoli al sistema immunitario; l’uso diffuso di additivi alimentari che sono tutti potenziali allergeni; il sempre più diffuso utilizzo di cibi transgenici e di pesticidi e fertilizzanti nelle coltivazioni intensive.La diagnosi di “reazione avversa agli alimenti” segue numerosi controlli: anamnesi, latenza tra ingestione dell’alimento sospetto e la comparsa di sintomi, durata, tipo e riproducibilità di sintomi. In seguito il medico o lo specialista possono consigliare test diagnostici (cutireazione, Prist cioè il dosaggio di Ig E totali, Rast cioè ricerca di Ig E specifiche ecc.). Di conseguenza si procede alla eliminazione dalla dieta degli alimenti sospetti e risultati positivi ai test e infine al cosiddetto Double-Blind cioè controllo con placebo.Il morbo celiaco è una sindrome gastrointestinale dovuta alla ipersensibilità alla alfa-gliadina, una delle 4 frazioni di cui si compone il glutine. Perciò è da considerarsi un’intolleranza e non un’allergia anche se ultimi studi la classificano malattia autoimmune cioè un’allergia non IgE mediata.L’allergia a latte e latticini è causata da una reazione eccessiva del sistema immunitario alle proteine del latte;  ne soffrono una percentuale di poco inferiore al 2 % di bambini e all’1% degli adulti. L’allergia alle proteine del latte non è da confondersi con l’intolleranza al lattosio: quest’ultima deriva da una bassa produzione da parte dell’intestino tenue dell’enzima lattasi necessario per digerire il lattosio, è più diffusa tra gli adolescenti e gli adulti. I bambini invece producono costantemente l’enzima per poter digerire il latte materno. Particolarmente diffuse sono le pseudoallergie ovvero le reazioni scatenate da alimenti contenenti istamina  (sarde, tonno, sgombri, salmone, crostacei, formaggi, salsicce, banane, peperoni, alcuni vini, birra, ecc.) o che ne favoriscono la liberazione (fragole, avocado, mela, pesca, ciliegie, cioccolato, pomodoro). Sono così definite in quanto pur essendo intolleranze farmacologiche scatenano reazioni violente e immediate  come fanno le allergie. In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo    

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ATTIVITA ANTIRADICALICA DEI CIBI

I radicali liberi(molecole instabili e altamente reattive con un solo elettrone anziché due) sono "scarti", che si formano nelle cellule quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione), ossia sono composti da ossigeno che si lega ad altri elementi; per esempio, quando respiriamo, introduciamo ossigeno, del quale il 95% circa viene utilizzato dalle cellule per produrre energia,  mentre la parte rimanente dà origine ai radicali liberi. I radicali liberi sono la causa della maggior parte delle patologie e dell’invecchiamento degli esseri viventi.Oltre che per abitudini alimentari scorrette i radicali liberi si formano in seguito a disfunzioni e stati patologici: ischemia dei tessuti, esposizione a gas inquinanti e sostanze tossiche, radiazioni ionizzanti e solari, fumo di sigaretta, stress psico-fisico, eccesso di alcool, attività fisica esagerata. L’organismo di una persona sana però è attrezzato per fare fronte alla presenza di questi radicali liberi difendendosi con un proprio sistema anti-radicali, che si chiama sistema antiossidante; a volte però non è sufficiente a far fronte al quantitativo di radicali liberi prodotto, e per questo è fondamentale avere un’alimentazione ricca di sostanze "anti-ossidanti" (gli agenti antiossidanti hanno la funzione di riportare l’equilibrio chimico fornendo ai radicali liberi gli elettroni mancanti):- Polifenoli: (es. quercetina, epicatechina, flavonoidi, antocianine, anticianidine) sono pigmenti vegetali presenti specialmente in frutta e verdura colorata, polline e derivati, fiori (di zucchina, zucca..).- Vit C: si trova in peperoncino rosso, prezzemolo, peperoni, spinaci, pomodori, carote, agrumi, mirtilli, fragole, banane. Fabbisogno adulti: circa 60 mg/giorno.- Vit E: si trova in carne, latte e derivati, burro, olio di germe di grano, di arachidi, di girasole, di germe di mais, olio d’oliva, riso e pane integrali, noci, frutti oleosi, insalata e piselli. Fabbisogno: 10 mg/giorno. - Carotenoidi e vit A (retinolo): i carotenoidi (betacarotene, licopene, luteina), precursori della vit A, sono pigmenti di colore rosso, arancio e giallo presenti in frutta e verdura. Si trovano in olio di fegato di merluzzo, fegato di vitello, tuorlo d’uovo, latticini, carote, spinaci, vegetali giallo-arancio. Fabbisogno retinolo: 700 mcg al giorno nell’adulto.- Selenio: si trova in pesci, molluschi, carni, frattaglie, latte e derivati, lievito di birra, riso, germe di grano, noci, funghi, frutta e verdura in genere. Fabbisogno: 55mcg/giorno.- Rame: si trova in carni, noci, cereali, legumi e pane integrale. Fabbisogno: circa 2/3 mg/giorno.- Zinco: si trova in carni, uova, formaggi magri, olio di pesce, molluschi, germe di grano, cereali, legumi, noci e frutti con guscio. Fabbisogno adulti: 55mg/giorno.- Glutatione: è una proteina prodotta nel fegato, composta da tre amminoacidi: cisteina, acido glutammico e glicina.- Coenzima Q10: è del gruppo degli ubichinoni. Si trova in carne, pesce, cereali, noci, soia e vegetali in genere. La sua naturale produzione diminuisce con l’invecchiamento. Fabbisogno: circa  5 mg/giorno, crescente dopo i 35/40 anni.- Melatonina: si trova in riso, avena, mais, pomodori, latte bovino appena munto, zenzero, prezzemolo e cibi con triptofano. Ha un forte potere antiossidante. Alcuni nutraceutici per prevenire l’invecchiamento: acerola, rosa canina, vit A+C+E+selenio, ginko biloba, panax ginseng, acido alfa-lipoico, zenzero, acido folico, spirulina, papaia fermentata; succo d’uva, di mirtilli, di barbabietola, di prugna, di melograno, di carota, succo ACE, tè verde, tè rosso, lievito di birra, olio di germe di grano. Attenzione!Le proteine contenute nel latte azzerano il potere antiossidante degli alimenti ai quali viene associato.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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ALIMENTAZIONE PER GLI ANZIANI ALLETTATI

Con il termine “ANZIANO” oggi non si fa tanto riferimento all’età anagrafica della persona quanto allo stato di benessere e salute, allo stadio eventualmente raggiunto da varie patologie fino ad arrivare al grado di autosufficienza. Scopo di questa scheda è offrire informazioni utili a mantenere il più a lungo possibile la “normalità quotidiana” nella vita degli anziani.Specialmente in età avanzata è fondamentale un’alimentazione appropriata, in quanto, con l’avanzare dell’età, intervengono una serie di modificazioni fisiologiche, quali il rallentamento del metabolismo basale, la diminuzione della muscolatura scheletrica, la riduzione dell’attività fisica, che riducono il fabbisogno energetico. Già a partire dai 40 anni infatti il fabbisogno calorico e proteico diminuisce gradualmente di circa il 5% ogni 10 anni sino ai 60 anni di età; dai 60 ai 70 anni il calo arriva fino 10% e un’ulteriore riduzione del 10% avviene dopo i settant’anni. Per questa ragione nell’alimentazione dell’anziano l’energia deve provenire dai carboidrati per il 50-60%, dalle proteine per il 12-14% e dai lipidi per il 30-35%).È noto che gli over 65 bevono meno sia per una riduzione dello stimolo della sete, sia per un riguardo verso un’ eventuale incontinenza urinaria. Al contrario è importante che anche l’anziano beva ogni giorno almeno 8/10 bicchieri di acqua per preservare la funzionalità renale, idratare la pelle ed ammorbidire le feci (una buona abitudine è bere 2 bicchieri di acqua il mattino a digiuno). Per prevenire la stitichezza nell’anziano e nell’allettato si può inoltre ricorrere ad una ginnastica mirata a mantenere l’efficienza e la capacità di contrazione della muscolatura addominale ed aumentare la quantità di fibre (in particolare quelle solubili) introdotte attraverso la dieta, per facilitare la motilità intestinale (vedi tabella).Secondo alcuni studi il 70% degli anziani allettati con piaghe da decubito presentano un quadro di malnutrizione con particolare riferimento ad una insufficiente quantità di proteine. Viste le difficoltà di masticazione che possono condizionare la preferenza di alcuni alimenti a discapito di altri, è consigliabile il consumo di alimenti facilmente masticabili e ricchi di proteine (nel computo dietetico dell’anziano), come il pesce, i latticini, le uova, i fagioli, la soia e/o l’assunzione di integratori. Gli anziani dovrebbero inoltre integrarsi di vitamine, minerali e calcio e a questo scopo vi sono supplementi che possono soddisfare le loro esigenze nutritive. L’allettato, a causa della ridotta esposizione alla luce solare, può inoltre andare incontro a problemi di osteoporosi e per questo è importante l’integrazione di vit D. La ridotta assimilazione della vit B12 a livello gastrointestinale rende inoltre utile l’integrazione di tale vitamina.Le ulcere da decubito (UDD) causano modificazioni strutturali della cute e del tessuto sottocutaneo con alterazioni quali: riduzione della reazione infiammatoria, riduzione della capacità rigenerativa, riduzione dell’elasticità e riduzione della percezione sensoriale e dolorosa. La formazione delle lesioni da decubito è favorita dalla concomitanza di tre fattori: biologici generali, biologici locali e meccanici locali:• Fattori biologici generali: anemia, malnutrizione, patologie neurologiche, malattie metaboliche, disidratazione, neoplasie.• Fattori biologici locali: macerazione, eccessiva sudorazione, incontinenza urinaria e/o fecale, essudati.• Fattori meccanici locali: compressione (ischemia del tessuto con ridotto apporto di ossigeno e nutrienti), sfregamento e frizione (abrasione e/o sanguinamento). Misure preventive possono essere: frequenti cambiamenti di posizione per alternare le zone compresse e la rotazione periodica ogni 2 ore (tempo medio necessario per l’instaurarsi di una sofferenza cutanea con danni del microcircolo).È quindi consigliato l’utilizzo di alzacoperte (aumento areazione e riduzione compressione), spondine di contenzione (che favoriscano i cambiamenti di posizione), cuscini e cunei (per favorire l’adozione di posizioni alternative), cuscini di silicone, a bolle d’aria, in fibra cava, materassi e sovra materassi ad acqua, ad aria, in fibra cava, a fluttuazione, a pressione alternata.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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IPERTENSIONE

Fattori di rischio per l’insorgenza di ipertensione e di patologie cardiovascolari sono: stress, sedentarietà, sovrappeso, fumo e abitudini alimentari scorrette. Per prevenire l’ipertensione si consigliano una dieta povera di sodio (l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di non superare i 5 grammi al giorno) e una regolare attività fisica aerobica, come il camminare sostenuto per almeno 30 minuti al giorno 3 giorni alla settimana (questo permette di ridurre la pressione di 4-9 mmHg).Esempi di nutraceutici: aglio, cipolla, olio di pesce, alghe (che contengono laminina), olivo, biancospino e sali dietetici, tra i quali:sale iposodico: addizionato con cloruro di potassio; sale asodico: miscela di aromi vegetali (rosmarino, salvia, origano, aglio, prezzemolo, peperoncino) con max 0,12 % di sodio; Sale marino integrale: contiene anche iodio, magnesio, zolfo, zinco, rame, fosforo; sale iodato: addizionato con iodio; gomasio: ottenuto con aggiunta di sale ai semi di sesamo tostati o alle alghe.CIBI PERMESSI:Carni magre: vitello,pollo,coniglio, tacchino, cavallo, maiale magro (lonza o filetto), alla griglia, in umido o al forno.Pesci di acqua dolce, alcuni di mare (sogliola, merluzzo), alla griglia,al vapore o in umido.Latte parzialmente e totalmente scremato, yogurt magro. Riso, semolino, tapioca, crema di orzo e di avena.Pane senza sale, fette biscottate e grissini senza sale.Uova fresche, in camicia o alla coque o in frittata cotta al forno, aglio, cipolla.Verdure ricche di potassio (broccoli, carote, cavoli, zucca) e quelle ricche dicalcio e magnesio (a foglia verde, legumi e semi). Condire con olio e limone.Frutta ricca di potassio (pere, mele, melone, albicocche, prugne, banane).Zucchero, marmellata e gelatina di frutta, miele, biscotti secchi.Come bevande acqua, succhi di frutta, poco caffè e tè, un bicchiere divino rosso a pasto (consultare il medico).Succo di limone, spezie ed aromi senza sale.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo    

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PREVENZIONE IPERCOLESTEROLEMIE, IPERTRIGLICERIDEMIE E OBESITÀ

Il colesterolo è un componente della membrana cellulare, delle lipoproteine ed è un precursore di ormoni e sali biliari. La produzione interna di colesterolo, che avviene nel fegato e nell’intestino, è di circa 1 o 2 grammi al giorno indipendentemente dall’assunzione col cibo.Quando il livello di colesterolo aumenta, i depositi grassi composti di colesterolo e calcio si accumulano nelle arterie, incluse quelle del cuore, aumentando la possibilità di patologie cardiovascolari.Anche i trigliceridi, (esteri degli acidi grassi), sono coinvolti, se presenti a livelli ematici elevati, nell’insorgenza di patologie cardiovascolari. Queste sindromi dismetaboliche possono essere di natura ereditaria o legate a stili di vita scorretti e/o ad abitudini alimentari sbagliate. Un’attività fisica  anche modesta ma giornaliera e soprattutto all’aria aperta contribuisce alla prevenzione di ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia e obesità. L’importanza del movimento viene ben evidenziata dalle più recenti spiegazioni del “paradosso Masai”. I Masai sono un popolo nomade, vivono sugli altipiani tra Kenia e Tanzania consumano 2500 kcal giornaliere spostandosi per circa 10-20 km al dì. Perciò nonostante una dieta ricca di grassi animali e carni rosse e povera di carboidrati hanno una rara incidenza di patologie cardiovascolari.Gli alimenti da usare con moderazione, poiché contengono grandi quantità di colesterolo, sono: fegato, uova, caviale, rognone, gamberetti, agnello, aragosta. Quelli più ricchi di grassi (trigliceridi) sono: burro, lardo, insaccati, margarina, salsiccia. L’ostruzione dei vasi sanguigni dipende non solo dal contenuto di colesterolo ma anche degli acidi grassi saturi. Esempi di nutraceutici preventivi dell’ipercolesterolemia: lecitina di soia, aglio, olivo, olio di pesce, olio di germe di grano, olio di mais, olio di soia e olio di girasole (oli insaturi di prima spremitura a freddo), succo di limone (fluidifica il sangue e impedisce un’elevata produzione di grassi)Esempi di nutraceutici per prevenzione e/o trattamento dell’obesità: crusca, succo di pompelmo, tè vergine, matè, guarana, chiosano, vari tipi di alghe.Si consiglia il consumo di carni bianche (pollame, suino magro, ovino parte magra) e di pesce, mentre si sconsigliano i formaggi per il loro alto contenuto di grassi saturi e di colesterolo (ad eccezione di quelli scremati). Il consumo di uova va ridotto, o possibilmente limitato all’albume.Sono consigliati i cibi con indice di CSI (colesterolo/grassi saturi) inferiore a 10.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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PREVENZIONE DIARREA

La diarrea è un disturbo diffuso caratterizzato da evacuazioni frequenti (più di tre al giorno) e da feci liquide. La causa più comune è la presenza di batteri estranei nel tratto intestinale del colon. Altre cause possono essere stress emotivo, allergie alimentari, terapie antibiotiche, uso prolungato di lassativi, cibo avariato (es. diarrea del viaggiatore) o dieta troppo ricca di sostanze fibrose.Nei periodi e nei paesi caldi è buona norma evitare di assumere alimenti crudi o poco cotti o di bere acqua di rubinetto. La diarrea non è da sottovalutare in quanto può dare delle complicazioni come: disidratazione, perdita di sodio, perdita di potassio, malassorbimento vitaminico, acidosi e alcalosi metabolica, anemia, meteorismo, ecc.Si consigliano una buona idratazione bevendo acqua o tè con limone oppure soluzioni da acquistare in farmacia o preparabili in casa nel seguente modo: aggiungere a 1 litro di acqua 4 cucchiai di zucchero, 1 cucchiaino di sale da cucina, 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio, il succo di due arance o di un pompelmo o di due limoni. Si beve una tazza di questa soluzione preferibilmente dopo ogni evacuazione.La dieta del paziente affetto da diarrea deve essere ricca di proteine, carboidrati, vitamine e minerali per compensare la perdita di tutti questi elementi nutritivi.I cibi consigliati sono: riso bollito, crema di riso o semolino, patate e carote lesse, pane tostato e grissini, yogurt. Dopo un paio di giorni si potranno reintrodurre nella dieta carne magra, prosciutto, formaggi freschi non grassi e per ultimo il latte. Qualche esempio di nutraceutico: argilla bianca, lievito di birra, polline di api, fermenti lattici, malva, carbone vegetale, integratori salini e vitaminici (specie del gruppo b).In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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PREVENZIONE EMORROIDI

Le emorroidi sono dilatazioni varicose delle vene dell’ano e del retto. Sono dovute a fattori di natura costituzionale (debolezza e ridotta elasticità delle pareti venose, problemi circolatori) ed ambientale (lavori e sport particolari, gravidanza, stipsi, alimentazione disordinata, fumo, alcool e sedentarietà).La sedentarietà è spesso uno degli elementi che caratterizza chi soffre di emorroidi.È molto utile camminare o fare attività fisica moderata.Per quale motivo i disordini alimentari possono influire sullo stato delle emorroidi? Perché il sangue venoso che proviene dal plesso emorroidario confluisce nella vena porta, che va direttamente al fegato. Quindi tutto ciò che congestiona quest’organo (malattie del fegato e/o alimentazione scorretta) ostacola un regolare svuotamento delle vene emorroidarie.Qualche soluzione nutraceutica: crusca (1 cucchiaio al giorno), succo di mirtillo, succo di limone, carciofo, avena in fiocchi, polline, siero di latte, peperoncino rosso. Centella, ippocastano e  rabarbaro (nella stipsi con lesioni rettali). In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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PREVENZIONE DIABETE E TABELLA INDICE GLICEMICO

Alcuni sintomi del diabete sono: sete intensa ed insolita, poliuria, dimagrimento inspiegabile, disturbi della vista, facile stancabilità.La prevenzione della forma più comune di diabete (tipo 2) si basa sull’esercizio fisico regolare, aerobico (che ha effetti benefici sul metabolismo glucidico e lipidico) assieme ad abitudini alimentari corrette anche nelle proporzioni tra i macroalimenti. Alimenti da usare con moderazione sono: latte intero, panna, carni grasse, pesci grassi (come anguilla e salmone), salumi, formaggi (tranne ricotta, mozzarella, crescenza, quartirolo e robiolina), crackers, grissini all’olio, pane condito, patate, banane, cachi, fichi, uva, frutta secca o sciroppata, castagne, bibite, burro, lardo, margarina, salse, zucchero, miele, melassa, dolciumi, ghiaccioli, marmellata, biscotti, fette biscottate. I carboidrati non fanno aumentare nello stesso modo il livello di zucchero nel sangue, a es. il fruttosio viene assorbito lentamente e quindi causa una risposta insulinica scarsa, mentre gli amidi e il saccarosio, assorbiti molto più rapidamente, determinano una notevole risposta insulinica. Tecnicamente, il fruttosio ha un basso indice glicemico (come molte verdure), mentre pane, pasta, miele e zucchero hanno un indice glicemico elevato. Quando vengono assunti molti amidi o saccarosio, l’organismo reagisce producendo molta insulina e trasformando l’eccesso di zucchero in tessuto grasso. Così il tasso glicemico cala rapidamente sollecitando un desiderio di alimenti dolci. Per rallentare l’assorbimento di zuccheri le due strategie nutraceutiche sono: aumentare la quantità di fibra introdotta con il cibo e associare i carboidrati con le proteine.Un’altra soluzione nutraceutica non meno importante è quella di sostituire i condimenti di origine animale con olio extravergine di oliva. Alcuni nutraceutici: crusca, tè verde, fieno greco (leggera azione ipoglicemizzante), aglio, cicoria.L’indice glicemico (I.G.) misura la velocità con cui sale la glicemia in seguito all’assunzione di un quantitativo di alimento contenente 50 gr di carboidrati; fa riferimento al pane bianco o allo zucchero come valore arbitrario di 100. In pratica però a noi interessa il carico glicemico (C.G.), dato dal prodotto dell’indice glicemico per la quantità in grammi di carboidrato contenuta nell’alimento.Ad es. l’uva ha I.G.  55; 500 gr di uva contengono 75 gr di carboidrati, il carico glicemico è 75x55= 4125. Il C.G. può essere espresso in termini percentuali: (I.G. x  gr di alimento)/100. L’I.G. cambia con il grado di maturazione, il tipo di cottura, la modalità di preparazione; diminuisce all’aumentare dei grassi e delle proteine aggiunti ad un alimento perché la lunga digestione rallenta l’assorbimento dei carboidrati. Attenzione: la misura qualitativa dell’alimento (I.G.) può ingannare, mentre il carico glicemico è una misura quantitativa e quindi definitiva per sapere il tipo di risposta insulinica. Con una analogia l’I.G. sta al CG come il peso specifico sta al peso di un materiale. Il ps del ferro è > di quello del mattone, ma se ci cade sul piede una moneta di ferro è meno doloroso rispetto ad un mattone.In collaborazione con il dott.Enrico Ovaleo-Pandolfo  

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